The Hunger Crime

postato in: L'INTERVISTA, NEWS, TOP ONE NEWS | 0

Intervista a John B. Crisci, autore, insieme a Trudy E. Bower del magnifico Thriller, acquistabile su Amazon

di Michela Flammini

E’ uscito da pochi giorni, ma è già un International Best Seller il libro (in formato ebook e cartaceo) intitolato “The Hunger Crime”. Noi abbiamo voluto intervistare uno dei due autori, per scoprire i retroscena di questo avvincente Thriller e ciò che li ha spinti a parlare di una tematica così importante come la fame nel mondo.

John, questo è il suo primo libro, come è nata l’idea di tale progetto?

Si, questo è il nostro primo libro, mio e di Trudy, la coautrice: eravamo entrambi ad un workshop sulla Food Security e il moderatore ci chiese quali fossero i nostri 3 desideri più grandi da realizzare, io risposi che uno di questi era scrivere un libro e quando lui lesse i sogni di tutti, disse che quello era anche uno dei desideri di Trudy. Così al primo coffee break mi avvicinai a Trudy (che conoscevo già come stimatissima collega) e le dissi che avevo una storia bellissima da raccontare…Ci mettemmo subito a parlarne, a buttare giù idee e da lì non è mai finita.

Ci abbiamo messo più di 10 anni per scrivere questo libro (tra viaggi, missioni e vita personale), ma ogni volta che lo riprendevamo diventava sempre più profondo (nella storia, nei personaggi, ecc.) e aggiornato anche nell’ambientazione temporale (ad esempio nelle tecnologie menzionate)…


Eravate quindi colleghi all’interno della World Food Program…?

Abbiamo lavorato insieme tanti anni, non nello stesso ufficio, ma comunque all’interno della World Food Program e ci vedevamo durante i meeting: lei lavorava nel settore del Fundraising (ricerca di denaro presso governi o privati), mentre io in quello della programmazione (dei fondi per i vari progetti).

Prima di cosa si occupava?

Sono sempre stato, anche quando lavoravo in Canada, nel settore del volontariato con varie organizzazioni umanitarie, poi sono venuto in Italia, ho trovato l’amore della mia vita e sono stato davvero molto fortunato nel trovare lavoro in questo settore e poter servire le persone che ne hanno bisogno… Se mi chiedessi se avrei voluto fare qualcosa di diverso ti risponderei di no, se mi chiedessi se ritornerei indietro e rifarei tutto da zero ti direi di si, rifarei tutto…!


Ha lavorato tanti anni nelle Nazioni Unite (World Food Programme), cosa ha imparato e cosa ritroviamo in questo libro?

Il libro è composto da una parte di fiction e una parte di realtà: quando si leggono sul libro gli interventi operativi ad esempio in Somalia, in Africa dell’Ovest e Haiti quelle sono missioni veramente vissute da noi o da colleghi umanitari che sono menzionati anche nei ringraziamenti del libro per aver condiviso con noi le loro esperienze…

Tu e Trudy a che tipo di missioni avete partecipato?

Entrambi abbiamo circa 30 anni di servizio: Trudy ha lavorato soprattutto in Medio Oriente, in Africa e a Roma, io in Sierra Leone, Congo, Sudan e a Roma, soprattutto a livello coordinativo e diplomatico, visto che come ultima posizione ricoperta sono stato Direttore dei rifornimenti degli aiuti alimentari: dall’acquisto fino alla consegna dei viveri ai bisognosi.

Un episodio che più ti ha segnato nel tuo lavoro?

Con la pandemia siamo riusciti a non far diventare una crisi sanitaria anche una crisi della fame e questo ha richiesto tanto lavoro a livello diplomatico con donatori, missionari, trasportatori, governi: c’era tanto panico, le frontiere erano chiuse, alcuni paesi compravano molti rifornimenti facendo salire il prezzo d’acquisto, c’era tanta speculazione… Noi siamo riusciti a far capire che il cibo c’era per tutti e bisognava diminuire tali approvvigionamenti… Siamo riusciti ad arrivare a paesi con frontiere chiuse attraverso dei passaggi strategici (come il Mombasa che è un accesso per paesi che non hanno il mare come il Sud del Sudan, il Ruanda, il Burundi, l’Uganda…). Questo è stato un incarico importante e nel 2019, nonostante la pandemia, siamo riusciti a distribuire il 20% di viveri in più e a scongiurare una crisi anche a livello alimentare.

Quindi parliamo di una storia non realmente accaduta, ma “verosimile” e presentata in una cornice realistica… Chi è il protagonista del libro?

Ben Tano, il protagonista, vuole solo sconfiggere la fame del mondo, ma purtroppo si trova ad affrontare una serie di imprevisti, dalle strade di guerra della Somalia, fino ai sanpietrini di Roma… dando al lettore uno spaccato di ciò che c’è dietro un’Associazione Umanitaria…


All’interno del libro, sullo sfondo del thriller c’è un grande paradosso: quello della fame e dello spreco di cibo… Ci parla della sua visione?

Nel libro ci sono dei messaggi che vogliamo trasmettere: il primo è che nel mondo c’è abbastanza cibo per sfamare tutti, ma purtroppo ogni 10 secondi un bambino muore di fame e più di 3 milioni di bambini muoiono ogni anno. Un altro è che tanti umanitari che sono in prima linea per sconfiggere la fame e ridare il sorriso ad un bambino, vengono uccisi e assassinati, ma noi non siamo politici, siamo solo in quelle zone per salvare le persone e fermare la fame nel mondo…

Mentre noi abbiamo tutto a disposizione, loro non hanno un pasto sicuro e impiegano l’intera giornata per trovare il cibo, l’acqua o la legna per cucinare: si svegliano con l’ansia di dover sfamare la loro famiglia con il proprio lavoro, con la caccia, con le coltivazioni, ma non sempre ci riescono, basti pensare che circa un miliardo di persone vanno a letto tutte le notti senza un pasto, sono quei genitori che per sfamare i loro figli si tolgono il cibo dalla bocca…

Il libro è contraddistinto da due parti: una è quella “spettacolare”, perché non volevamo fare un docu-libro, o una tesi universitaria sulla fame nel mondo, ma qualcosa di coinvolgente, che però sensibilizzasse il lettore su alcune tematiche a noi care: potevamo scegliere come sfondo del thriller una banca, la malavita… noi abbiamo scelto i corridoi di un’organizzazione umanitaria che sta in prima linea per combattere la fame nel mondo…

Cosa significa il titolo? Ha probabilmente un duplice significato… riguardo il crimine oggetto del thriller e il crimine di chi viene abbandonato nei paesi del Terzo Mondo…

Si il crimine contro il cibo… poi c’è un thriller vero e proprio, con un colpo di scena finale, ma non posso svelarvi troppo, vi posso dire solo che un ex vicepresidente del World Food Program mi ha scritto per chiedermi “Cosa ha a che fare un ex generale serbo con dei profughi in Kenia…?”, gli ho risposto “Devi leggere ancora…!”

Quando le persone lo leggono, trovano all’interno del libro, tante piccole storie, che poi verranno risolte tutte nel finale…

Quindi la vita di un umanitario in prima linea… una storia che potrebbe essere accaduta…?

Si, la storia è ispirata a persone, posti ed eventi reali, un pò modificati: non è accaduta come è scritta nel libro, ma è accaduta…


Cosa vi aspettate da questo libro?

Di sensibilizzare le persone sulla fame nel mondo, perché bisogna sempre ricordare, come disse Madre Teresa che “Ogni goccia fa un oceano”… Sarà difficile sconfiggere del tutto la fame nel mondo, perché gran parte dei fondi vengono impiegati per interventi causati dall’uomo: mettere in sicurezza le persone sui luoghi di guerra (come adesso in Ucraina) e sono interventi molto costosi: bisogna arrivare nei paesi in guerra, dove non si può arrivare in treno o in barca, magari bisogna intervenire con aerei o elicotteri, ad esempio abbiamo fatto dei lanci da più di 10 mila metri di altezza, per il rifornimento di olio in Siria, con degli avanzatissimi sistemi GPS e di atterraggio… Ma non dobbiamo mai arrenderci, perché ci sono tante persone generose e insieme possiamo fare molto!

Da chi arrivano maggiormente i fondi?

Governi generosi, ma anche privati e persone come noi: l’uomo non ha mai girato le spalle alla lotta contro la fame nel mondo. Ma bisogna continuare perché è una lotta continua e gli interventi diventano sempre più complessi e sempre più costosi… Bisognerebbe dare a quei paesi lo sviluppo, perché è l’unico modo per dar loro un aiuto concreto e per far uscire tali paesi dall’attuale preoccupante situazione.

Come possono collaborare le persone?

Possono approfondire queste tematiche sul sito della WFP (www.wfp.org): non tutti sanno che è una delle più grandi organizzazioni del mondo, che ha sede a Roma, a Parco dei Medici, ed ha vinto perfino il Nobel, per gli interventi svolti per sconfiggere la fame nel mondo.

Il libro è uscito in questi giorni, (il 7 febbraio), ma già sta riscuotendo un grande successo, ve lo aspettavate?

Si, devo ringraziare tutti i nostri sostenitori, tutti i lettori, grazie ai quali il libro è già “Number 1 International Best Seller” in Italia, (ringrazio tutti gli italiani), Giappone, Francia, Germania e poi “Best Seller” in America, Canada, Spagna ed altri paesi…

Non ce l’aspettavamo e siamo grati, speriamo che passino anche parola, in modo da sensibilizzare tutti su questa crisi e sulle persone che rischiano ogni giorno la loro vita in prima linea…


Quali sono i suoi prossimi progetti?

Visto il grande successo, stiamo pensando di fare una versione italiana, anche se vogliamo specificare che, sia tramite Kindle, che con vari traduttori, è possibile già, dalla versione inglese, avere una buona traduzione italiana da leggere.


Grazie per la disponibilità

Grazie a voi per l’intervista, per concludere vorrei solo dire che niente è poco: quel poco si accumula e diventa qualcosa di valore…!

Per acquistare il libro “The Hunger Crime” di John B. Crisci e Trudy E. Bower:

CLICCA QUI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *