L’ABRUZZO DA VISITARE

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A spasso per la terra del Papa che fece il gran rifiuto

di Beatrice Crescentini

Come avrete notato fino a questo momento, nel raccontarvi le bellezze nascoste delle varie regioni d’Italia ho sempre cercato destinazioni che potessero rappresentare al meglio le peculiarità, le storie e (perché no?) le stranezze del territorio descritto, senza focalizzarmi troppo su una o su un’altra provincia. Quando ci sono in gioco i sentimenti e il vissuto personale, come il profondo affetto che nutro per la terra de L’Aquila, diventa effettivamente tutto un po’ più difficile e di getto nella lista sono entrate destinazioni a me care, che voglio raccontare come farei in una serata tra amici.

Cari lettori delle province di Chieti e Teramo, vi prego di perdonarmi questa debolezza del cuore e vi prometto ufficialmente che, non appena termineremo il giro delle varie regioni mancanti, vi dedicherò uno speciale!

L’Aquila (AQ): la Basilica di Collemaggio

Al secolo nota come Basilica di Santa Maria di Collemaggio, per gli amici semplicemente “Collemaggio”, questa chiesa venne fondata dal futuro papa Celestino V (che vi riposa ancora oggi) nel lontano 1288. Celestino V, confermo, proprio colui che fece per viltade il gran rifiuto (Inf., III, 59-60)! Oltre a essere tra i principali esempi dell’architettura abruzzese, l’edificio religioso venne anche dichiarato monumento nazionale nel lontano 1902.

Se siete pratici di religione cattolica, saprete senza dubbio che il giubileo è una cerimonia di indulgenza plenaria che si svolge una volta ogni 25 anni, salvo eccezioni molto “eccezionali”. Questo discorso, però, non è valido per la nostra Collemaggio! Con una bolla del 21 settembre 1294, anche nota come Bolla della Perdonanza, papa Celestino V istituì ufficialmente un giubileo annuale, che prese il nome di Perdonanza Celestiniana, che si celebra ogni anno il 28 e il 29 agosto.

Ovviamente l’abdicazione di Pietro da Morrone (alias, sempre lui, Celestino V) provocò uno scandalo che scosse la Chiesa fin nel profondo, tanto da portare papa Bonifacio VIII ad emettere una nuova bolla contro la cerimonia della Perdonanza. Perché questo editto non venne rispettato? Ebbene, per volontà dei cittadini de L’Aquila, il documento originale di Celestino V non era conservato negli archivi clericali, ma in quelli civici cui la Chiesa non aveva accesso. Nel 1295, dunque, la popolazione della città assistette alla loro prima cerimonia, con tanto di corteo in cui veniva (e viene tuttora!) esposta la Bolla del Perdono.  

Oggi, nonostante i gravi danni subiti durante il terribile terremoto del 2009, grazie alla restaurazione conclusa nel 2020, che gli è valsa anche il riconoscimento degli “European Heritage Awards”, la Basilica è in perfette condizioni e visitabile.

Capestrano (AQ): la statua del Guerriero di Capestrano

Il bello delle più importanti scoperte archeologiche è che nella maggior parte dei casi vengono fatte in maniera del tutto casuale. Stesso discorso vale per il Guerriero di Capestrano. Ve lo presento: è una monumentale statua di calcare locale, alta poco più di 2 metri, che raffigura un guerriero dell’antica popolazione dei Vestini del IX secolo a.C.

Fin qui, direte voi, tutto ok: una statua come un’altra, vecchia e mezza scolorita anche se eccezionalmente conservata. Oltre che un’importante fonte di informazioni relativamente ai costumi delle antiche popolazioni italiche del periodo, la statua ha una iscrizione che ha stimolato gli studiosi: secondo una prima interpretazione, vi è riportato il nome dello scultore che materialmente ha realizzato l’opera, tale Annis, uno tra i pochi nomi attualmente noti; secondo un’altra ipotesi, ben più cauta, Annis sarebbe stato semplicemente il committente dell’opera.

Ma chi era il guerriero raffigurato? L’iscrizione ce lo dice chiaramente: tale re Nevio Pompuledio. Questo nome non vi fa tornare alla mente per assonanza un altro re arcaico, originario sempre di quelle parti? Provate a pronunciare il nome Numa Pompilio, poi Nevio Pompuledio. Sarà proprio lui? Forse non lo sapremo mai con certezza…

Calascio (AQ): la Rocca tra le più elevate d’Italia

Cosa accomuna i film di LadyHawke (1985) e Il Nome della Rosa (1986), oltre al decennio in cui sono usciti? Molte scene di entrambi i film sono state girate in Abruzzo e più precisamente nella rocca di Calascio, castello ormai diroccato, che domina la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli, a 1460 m di altitudine. Situato in eccellente posizione difensiva, la struttura risalente al XII secolo si compone di un maschio centrale (probabilmente preesistente), delle mura ancora visibili e quattro torri d’angolo.

Sfuggita fortunatamente ai danni del terremoto, Rocca Calascio, cui si arriva dopo una passeggiata di circa 3 km dal vicino borgo, non solo sembra fondersi con la montagna circostante, ma permette di abbracciare un panorama davvero mozzafiato. La struttura, che detiene il primato italiano di castello più elevato, aveva una funzione tipicamente difensiva e proprio la sua posizione dominante sul territorio, ce lo ricorda costantemente. Oggi non serve più e il castello si erge placido e tranquillo, godendosi il meritato riposo.

Piana del Fucino (AQ): ma una volta non era un lago?

La valle del Fucino, in cui sorge la città di Avezzano, è oggi molto nota alle buone forchette per essere la patria dell’ottima patata IGP che da questo luogo prende il nome. Se però chiedete loro di raccontarvi la storia del territorio del Fucino, forse non tutti si ricorderanno che un tempo era un lago. Anzi, era addirittura il terzo lago d’Italia per estensione, dopo il Garda e il Maggiore!

Purtroppo, a causa dell’attività molto irregolare delle sue acque (si passava da inondazioni abbondanti a secche molto preoccupanti), già in antichità erano stati avviati numerosi interventi di stabilizzazione. Visto il destino del fu lago, essi non servirono a niente e così l’imperatore Claudio nel 52 d.C. iniziò a prosciugare il bacino. Nel corso del XIX secolo poi, il principe Alessandro Torlonia ricalcò l’opera antica e concluse i lavori di svuotamento delle acque, liberando una piana di oltre 160 km quadrati, in breve tempo destinati alla produzione agricola.

Caramanico Terme (PE): Eremo di San Giovanni all’Orfento

Senza dubbio nessuno si offenderà se diciamo che Papa Celestino V ha lasciato un’impronta importante nel territorio abruzzese, meta dei suoi eremitaggi e delle sue attività religiose. Oltre alla già citata Basilica di Collemaggio a L’Aquila, nel pescarese, e più precisamente nel comune di Caramanico Terme, è ancora visitabile forse il più inaccessibile degli eremi in cui l’allora Pietro da Morrone abbia soggiornato prima di essere eletto al soglio di Pietro. Situato lungo la valle dell’Orfento, proprio sopra l’omonima grotta, questo eremo intagliato direttamente nella roccia della montagna si trova a 1227 metri sul livello del mare.

Vi si accede percorrendo una scalinata e uno stretto camminamento, in alcuni punti non più largo di 20 cm. Addirittura l’ultimo tratto del percorso costringe il visitatore a camminare carponi per alcuni metri. Sono visibili ancora oggi alcuni degli ambienti dell’antico eremo: un paio di sale, alcune nicchie usate come ripostigli e l’interessante impianto idrico, che raccoglie sia l’acqua piovana, sia quella che trasuda dalla montagna.

Finisce per il momento il primo giro nelle terre d’Abruzzo, provate dal terremoto, ma oggi di nuovo pronte ad accogliere i turisti. Conoscevate questi luoghi? Buone vacanze a tutti!

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