La fine di Oak Street

di Valerio Brandi

Una notte come tante nel quartiere residenziale di Oak Street, solo che a un certo punto… una strana luce illumina il cielo per un momento. E la mattina dopo… niente più acqua ed elettricità.
Colpa di un semplice blackout e di una tubatura rotta?
Non proprio, perché basta andare un po’ avanti con l’auto per accorgersi che alla fine di Oak Street… c’è letteralmente un mondo perduto.
Ma come ha fatto questa frazione di città statunitense a rotolare giù per la preistoria?
Una domanda che si sono posti fin da subito tutti gli abitanti di Oak Street, almeno fino a quando la prima preoccupazione non è diventata un’altra, ossia non essere mangiati da dei dinosauri.
Così tutte le famiglie di quella zona, compresa quella composta da Denise (Anne Hathaway), Greg (Ewan McGregor), Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery), dovranno cercare di sopravvivere e chissà, magari trovare un modo, se esiste, di tornare nel 1982…

Un ritorno al passato, in tutti i sensi. Molto prima del film Il mondo perduto – Jurassic Park della Universal, era stata proprio la Warner Bros a mostrarci un dinosauro che semina il terrore nel Nordamerica contemporaneo.
Stiamo parlando de Il risveglio del dinosauro (The Beast from 20,000 Fathoms), film del 1953, diretto da Eugène Lourié.
La fine di Oak Street riprende in parte quella storia, ma le motivazioni per cui gli esseri umani sono costretti a fuggire da diverse creature preistoriche sono ben diverse (e non diciamo quali sono in questa recensione, altrimenti sarebbe spoiler).
È senz’altro una bella novità rispetto al passato, così come la maggior parte dei dinosauri di questo film è parecchio differente rispetto alle passate trasposizioni audiovisive. Una scelta dettata non solo dal doversi contraddistinguere dalla concorrenza, ma anche per il fatto che negli ultimi anni la paleontologia è andata avanti con le scoperte.

Anche se la presenza dei dinosauri è palese fin dalle primissime locandine, per i residenti di Oak Street tutto ciò non è immediato, e quindi il pericolo si manifesta in maniera piuttosto lenta, con un’atmosfera che ricorda un po’ quella dei migliori film di sopravvivenza da mostri mangiauomini, come Tremors del 1990.
David Robert Mitchell (regista di It follows) si è occupato pure della sceneggiatura di La fine di Oak Street, dando il giusto spazio anche ai rapporti umani, in modo che lo spettatore possa ampiamente empatizzare per le disavventure della famiglia protagonista, senza dimenticare l’altra metà dell’ambientazione temporale.
Nientemeno che il decennio più amato dalla cultura pop: i mitici anni Ottanta.
Ottima anche la colonna sonora: del resto, è stata affidata a Michael Giacchino, uno che di dinosauri se ne intende abbastanza.

Prodotto dalla Bad Robot di J. J. Abrams, e distribuito in tutto il mondo da Warner Bros Pictures, La fine di Oak Street è un film girato per essere visto in IMAX.
In Italia, al cinema da ieri, 12 agosto 2026, è disponibile con un doppiaggio italiano diretto da Simone Mori, e con le voci di Domitilla D’Amico (Denise Platt), Francesco Bulckaen (Greg Platt), Sara Ciocca (Audrey Platt) e Andrea Fratoni (Brian Platt).

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